Koroljov

Ufologia, Tecnologia Aerospaziale, Misteri del Tempo e dello Spazio
sabato, 22 agosto 2009

Ci negano le stelle?

Skunk Works è una divisione della Lockheed Martin, azienda che ha un ruolo dominante nel campo dell' ingegneria aereospaziale sia civile che militare. Questa divisione, formalmente definita Lockheed Advanced Development Projects, è la creatrice di modelli di aeromobili militari come l'U-2, l'F-117 o l'F-22, aerei da caccia ad altissime prestazioni, o dotati di invisibilità radar.
Dopo la fine della Guerra Fredda, la Lockheed spostò la sede della Skunk Works nell'Impianto 42 della U.S. Air Force a Palmdale, in California, dove tutt'ora rimane operativa.
Pare che, secondo uno dei "mitici" ingegneri della Skunk Works, John Andrews, il design di molti aerei da guerra, sperimentali o già realizzati, derivi direttamente dalla retro-ingegneria dell'U.F.O. precipitato a Roswell. Da un'intervista realizzata con Benjamin Robert Rich, secondo direttore degli Skunk Works dal 1975 al 1991, è emerso quanto segue:
- Ci sono due tipi di UFO, quelli costruiti da noi, e quelli costruiti da "loro". Abbiamo imparato sia dagli UFO schiantati, sia da quelli attualmente custoditi, di "seconda mano". Il Governo sapeva e fino al 1969 ha avuto una parte attiva nell'amministrare le informazioni, ma dopo Nixon queste informazioni sono gestite da un gruppo di direttori di agenzie private.
- Quasi tutti i design "biomorfici" (la cui forma è presa direttamente dall'osservazione del volo in natura) sono ispirati al modello di Roswell, come l'SR-71 Blackbird, o i droni senza pilota.
- Era opinione di Rich che le informazioni non debbano essere diffuse al pubblico, perchè non sarebbe in grado di gestire la verità. Solo nel suo ultimo mese di vita (è morto nel 1995) ha iniziato a pensare che questo gruppo privato di gestione delle informazioni sugli UFO rappresenta un grosso problema per le libertà personali dei cittadini degli Stati Uniti.
- Prima che la malattia lo costringesse a letto, nel 1993, Rich partecipò ad una conferenza di designer ed ingegneri aereospaziali, con la presenza del MUFON (Mutual UFO Network) attraverso la figura di Jan Harzan, affermando "Noi [gli USA e la Lockheed] avevamo in nostro possesso la tecnologia per portarci sulle stelle". Ora, che tutto questo sia vero può essere discutibile o meno. Resta il fatto che i record delle sue affermazioni ci sono.
Ho ben presente l'espressione di molte persone quando si parla della tematica UFO. Ma il fenomeno UFO va indagato in tutte le sue forme, sia che si tratti di fulmini globulari, di nubi lenticolari o di Oggetti Volanti non Identificati che rimangono tali anche dopo le indagini.
E se a fare certe affermazioni è una persona come Benjamin Robert Rich, che per anni è stato immerso nel clima di segretezza attorno ai prototipi di aeromobili militari, e che progettò un aereo in grado di superare di 3 volte la velocità del suono, bisognerebbe quanto meno incuriosirsi.

Benjamin Robert Rich è entrato alla Lockheed come esperto di termodinamica, lavorando su un buon numero di progetti, disegnando il C-130 (aereo da trasporto), l'F-90 (caccia militare) e parte dell' F-104.
Ha dato il suo contributo anche per il bombardiere invisibile U-2 e per l'aereo supersonico SR-71, del quale ha progettato non solo il sistema di propulsione, ma anche il sistema di condizionamento dell'aria, la vernice di protezione dal calore e la termodinamica del velivolo.
E' stato membro dell'Accademia Nazionale di Ingegneria, premiato diverse volte durante la sua carriera addirittura con il Collier Trophy, un premio che va a chi ha realizzato la migliore invenzione in campo aereonautico e astronautico in tutto il mondo.
Una persona che, in quanto a credenziali, non lascia molti dubbi sulla sua competenza e sul possibile know-how che possa aver avuto in materia di segretezza di velivoli militari.
Essere coninvolti con il governo degli Stati Uniti in progetti strategici come il bombardiere invisibile richiede la necessità di conoscere diverse procedure di segretetezza all'interno degli apparati militari, procedure che spesso sono applicate allo studio di prototipi che potrebbero garantire la supremazia tecnologica in campo bellico.
Questo ciò che disse, due anni prima di morire:
"We already have the means to travel among the stars, but these technologies are locked up in black projects and it would take an act of God to ever get them out to benefit humanity.... Anything you can imagine, we already know how to do."
"Sappiamo già come viaggiare attraverso le stelle, ma queste tecnologie sono bloccate nei Black Projects e ci vorrebbe un atto di Dio perchè vengano tirate fuori per il beneficio dell' umanità...qualunque cosa possiate immaginare, noi sappiamo già come farla"
La frase, che non implica necessariamente il coinvolgimento di astronavi extraterrestri, lascia però diversi interrogativi, se partiamo dal fatto che l'affermazione di Rich sia attendibile.
Primo: se abbiamo la tecnologia per effettuare viaggi interstellari, perchè non è mai stata resa pubblica dagli anni '50?
Secondo: se possediamo forme di energia, materiali, conoscenze che potrebbero far del bene all'intera umanità, perchè non le utilizziamo?
Terzo: che senso ha allora tutta la ricerca nei laboratori del mondo per ottenere ciò che, in qualche progetto segreto, abbiamo già ottenuto?
Alla prima ed alla seconda domanda la risposta può sembrare logica: questione di sicurezza nazionale. Probabilmente gli apparati militari non sono ancora sicuri di essere in grado di controllare ciò che hanno per le mani, e rendere di pubblico dominio una tecnologia per viaggiare tra le stelle potrebbe essere un duro colpo alla loro posizione di superiorità strategica.Il fornire tecnologie in grado di poter modificare l'umanità stessa, creando per tutti uno standard di vita superiore, è quanto di più democratico possa essere mai fatto; ed è ovvio che in un sistema militarizzato la democrazia è all'ultimo gradino della scala delle priorità.
Occorre poi considerare che l'apparato militare ha interessi connessi con la politica ed il mondo degli affari. Immaginiamo uno scenario, come piace fare a Clancy: dall'oggi al domani, viene resa pubblica e comunemente utilizzabile una tecnologia basata sull'ARIA in grado di estendere la l'autonomia e la potenza delle auto elettriche fino a 10 volte (esiste, la trovate
qui) Da un giorno all'altro, potrebbe crollare l'intero mercato del petrolio adibito alla locomozione civile, il consumo di elettricità dai canali tradizionali, e così via. Chiunque conosca un politico in posizione tale da poterlo fare, e seriamente intenzionato a farlo, faccia un passo avanti e sputi il rospo, io non ne conosco nemmeno uno.
La terza domanda, invece, ha un non so che di paradossale nella sua possibile risposta: sembra che si voglia far intendere al resto del mondo che noi, credendoci molto evoluti dall'alto della nostra primitiva concezione del mondo e dell'universo, siamo ancora alla ricerca delle soluzioni che potrebbero modificare il nostro modo di vivere, quando in realtà si trovano dietro l'angolo, o in qualche installazione militare di sperimentazione.
L'ignoranza è potere, come anche la conoscenza. Probabilmente si sta solo aspettando che i tempi siano maturi per poter introdurre novità sostanziali in campo tecnologico, aerospaziale e via dicendo, lasciando che alle stesse conclusioni racchiuse negli archivi segreti ci arrivi l'essere umano, e continuando a mascherare abilmente quanto già potremmo essere in grado di realizzare.
Ora, che i cover-up esistano è un dato di fatto. E non faccio riferimento agli alieni o a qualcosa di extraterrestre, parlo della via quotidiana dell'uomo su questo pianeta. Omicidi, stragi, tecnologie nascoste, sono all'ordine del giorno, e basta soltanto leggere i libri di storia per rendersene conto.
E viviamo anche in un mondo in cui quasi ogni cosa, prima di raggiungere la popolazione civile, viene sperimentata dagli apparati militari o mantenuta segreta da quelli civili (spesso su spinta militare), secondo modalità che non si basano necessariamente sul tempo d'impiego di una particolare tecnologia o sulla sua utilità, ma principalmente sul profitto economico, o sul ritorno in "potere", che se ne può ricavare.
Un esempio potrebbe essere quello di Intel: già tre anni fa, il colosso dell' informatica ha annunciato di avere la tecnologia per realizzare processori a velocità superiori ai 10 GigaHertz. Nel corso di due anni, probabilmente la soglia si è innalzata, ma prima di vedere un computer a 10 GHz ne passerà di tempo, a causa della speculazione economica che sta avvenendo nel mercato dei processori: un lento e graduale cambiamento, che innalza i profitti e tiene sotto controllo il mercato.
Ma non solo: uno dei principali freni del nostro sviluppo tecnologico, sociale ed economico sono i finanziamenti. Nel mondo d'oggi, nessun istituto di ricerca può permettersi di rimanere senza soldi. La ricerca costa, e costa tanto, proprio perchè potrebbe portare a miglioramento fondamentali della nostra vita quotidiana e del nostro ordinamento sociale.
E non concedere finanziamenti, o non concedere finanziamenti sufficienti, è anch'essa un'arma potente,che può frenare interi settori della ricarca medica, o rallentare la pubblicazione di tecnologie che hanno possibili evoluzioni in ambito militare, e via dicendo.
Viviamo in un mondo in cui potere e denaro sono diventati valori fondamentali, quasi unanimamente condivisi, e sui quali si basano intere esistenze. Quando manca il denaro, il potere e gli scambi di favori sono all'ordine del giorno; quando si ha il denaro, è solo questione di prezzi. Possedendo entrambi, si è in grado di nascondere ciò che si vuole, di creare apparati di falsa informazione potenti ed estesi e di nascondere tecnologie che rappresentebbero un balzo nel futuro per l'intera umanità.

Qui la biografia di Benjamin Robert Rich

ZonWu

venerdì, 07 agosto 2009

Forme "gastronomiche"

Forme "gastronomiche"

martedì, 14 luglio 2009

NASA: su Marte nevica

Sbalorditiva rivelazione dopo le foto scattate da Phoenix Mars Lander
Sul polo nord la "polvere di diamanti": una sottile nevicata

Washington (USA) - Dopo le numerose scoperte del recente passato, Marte è tornato prepotentemente a far parlare di sè. E' stata la NASA, in settimana, a rivelare clamorose novità emerse dagli studi in corso attorno al pianeta rosso. Vicino al polo nord, infatti, è stato osservato il cosiddetto fenomeno della "polvere di diamanti": sottili lamine di ghiaccio in caduta verso la superficie. Durante il freddo inverno marziano, almeno a latitudini elevate, nevica.
I dati provengono dalla sonda Phoenix Mars Lander che, lanciata nel 2007, ha esplorato per cinque mesi l'atmosfera e il suolo marziano. Il robottino, autentico gioiello sfornato dall'agenzia spaziale americana, è stato spento nell'autunno del 2008 a causa delle temperature rigide, e solo ora si sono raccolti e analizzati i risultati. Grazie ad un dispositivo LIDAR (Laser Imaging Detection and Ranging), che funziona come un radar ma si avvale di onde luminose al posto delle onde radio, Phoenix Mars Lander ha potuto fotografare nitidamente il cielo di Marte. Gli esiti sono sorprendenti.
La calotta polare di Marte, nei pressi della quale è atterrata la sonda statunitense, presenta condizioni atmosferiche inaspettatamente simili a quelle del circolo polare artico terrestre. Vi sono nubi molto simili ai nostri cirri, che si formano a partire da settembre e si infittiscono d'inverno. Durante la stagione fredda, di notte, al loro interno si osserva la formazione di sottili cristalli di ghiaccio. Questi ultimi si organizzano in minuti fiocchi che scendono lentamente verso la superficie del pianeta: è la diamond dust, polvere di diamandi, una romantica nevicata marziana.
Al di là della indubbia spettacolarità del fenomeno, si tratta di un passo molto importante verso una migliore comprensione delle dinamiche legate all'acqua sul pianeta più vicino alla terra. A spiegarlo è il leader dell'equipe che ha condotto le ricerche, il professor Jim Whiteway della York University di Toronto. Secondo lo scienziato siamo di fronte ad un tassello di un vero e proprio ciclo dell'acqua, diverso ma analogo a queelo terrestre. Durante il giorno, infatti, i cristalli di ghiaccio che si addensano sopra la superficie sublimano in vapore acqueo che sale verso l'alto. Ecco perchè di giorno non si vedono nubi, che invece si riformano alla sera via via che la temperatura scende. Le nevicate notturne, infine, chiudono il ciclo.
"Osservare la neve su marte ci ha stupito - rivela Whiteway - perchè Marte è un pianeta completamente secco. La quantità dei fiocchi osservati nella polvere di diamanti, invece, è sufficiente a bagnare la superficie". E' ancora troppo poco per spingersi oltre e valutare la possibilità che la vita attecchisca su Marte. Ma cè dell'altro. L' inclinazione dell'asse attorno al quale ruota Marte è molto instabile. Alcuni milioni di anni fa, secondo gli studiosi, il pianeta potrebbe essere stato molto più inclinato di oggi. Ciò si sarebbe tradotto in un'insolazione molto maggiore dell'emisfero settentrionale, con giorni molto lunghi a compensare la grande distanza dal sole. Condizioni diverse da quelle della Terra, più vicina e meno inclinata, ma forse sufficienti a far scaturire la vita.

Francesco Carante Voce d'Italia

venerdì, 03 luglio 2009

L'ultima conferma di Phoenix: Il Polo Nord di Marte era abitabile

Le conferme vengono pubblicate questa settimana in quattro articoli su Science

LA SCOPERTA 02/07/ 2009 - Il Polo Nord di Marte avrebbe avuto in passato tutti i requisiti per essere stato «abitabile»: c'era acqua, come dimostrano sali e minerali presenti nel terreno, e ancora oggi nel sottosuolo è imprigionato uno strato di ghiaccio. Le confermevengono pubblicate questa settimana in quattro articoli su Science e vengono dalle analisi fatte dalla sonda-laboratorio della Nasa Phoenix, che da oltre un anno sta studiando terreno e atmosfera del pianeta rosso.
Phoenix ha confermato, per esempio, che lo strato di ghiaccio nel sottosuolo del Polo Nord di Marte ha uno spessore compreso fra cinque e 18 centimetri. Con il suo braccio robotico lungo più di due metri e mezzo e lo strumento chiamato Icy Soil Acquisition Device, Phoenix ha prelevato campioni di terreno ghiacciato e li ha analizzati nel suo laboratorio autosufficiente. In questo modo ha trovato le conferme del fatto che il suolo di Marte in passato è stato modificato dalla presenza di acqua.
Ad esempio, le analisi dimostrano che il terreno è alcalino e ricco di sali, come il perclorato, e minerali che possono essersi formati solo grazie alla presenza di acqua, come i carbonati di calcio. Altre analisi condotte da Phoenix mostrano che esiste uno scambio fra atmosfera e suolo: quest'ultimo assorbe vapore acqueo durante la notte marziana e le nubi, osservate da Phoenix con uno strumento chiamato Lidar, sono ricche di acqua tanto da essere paragonabili ai nostri cirri. Grazie al Lidar, che emette impulsi di luce laser «respinti» da nubi e polveri, i ricercatori hanno avuto la conferma che nelle nubi ci sono cristalli di ghiaccio d'acqua abbastanza grandi da precipitare attraverso l'atmosfera durante la notte e da sublimare in acqua durante il giorno. Il vapore acqueo che si deposita sul terreno viene poi reimmesso nell'atmosfera e, raggiunta la quota di circa tre chilometri, torna a formare nubi durante la notte.
(ANSA)

Milano Cronaca Qui

lunedì, 01 giugno 2009

Tra tre settimane la NASA torna sulla Luna !

La Nasa ha annunciato per il 17 giugno il lancio della sonda "Lunar reconnaissance orbiter" (Lro) e del satellite "Lunar crater observation and sensing satellite" (Lcross) , a bordo del razzo Atlas V, dalla base di Cape Canaveral, in Florida.
Si tratta di due missioni che segnano il ritorno sulla Luna della Nasa. "L'obiettivo - ha spiegato Mike Wargo, responsabile delle missioni lunari dell'agenzia spaziale Usa - e' acquisire informazioni per ricominciare ad esplorare il pianeta".
La Nasa utilizzera' Lro per creare mappe ad alta risoluzione e tridimensionali della superficie lunare e per studiare gli effetti che le radiazioni ambientali della Luna possono avere sugli umani. Centaur, l'ultimo stadio del vettore Atlas V, andra' a impattare con un cratere lunare, liberando detriti che saranno rilevati dal satellite Lcross, il quale a sua volta impattera' in un'altra regione del cratere: i detriti saranno analizzati da Hubble e da altri telescopi spaziali, con l'obiettivo di verificare la presenza nel sottosuolo di depositi di acqua ghiacciata.

il sole 24 ore - Radiocor

giovedì, 28 maggio 2009

Niente prove di vita su Marte, ma per colpa di un clamoroso errore della Nasa

VALENTINA ARCOVIO

Invece di far tesoro delle uniche probabili prove scientifiche della presenza di vita su Marte, la Nasa sembra aver fatto un bel pasticcio costato anni di ricerche e miliardi di dollari. Infatti, potrebbero esser state proprio le tanto invidiate sonde supertecnologiche dell'agenzia spaziale americana ad aver distrutto la possibilità di scoprire la presenza di una qualche forma di vita sul Pianeta Rosso. Un errore, quello degli scienziati americani, che perpetuato dal 1976, quando le due sonde gemelle Viking sono state inviate su Marte per prelevare e analizzare campioni della superficie del pianeta.
Già da allora però era evidente che qualcosa non andava per il verso giusto. La totale assenza di sostanze organiche su Marte, infatti, aveva insospettito non poco gli scienziati americani. In effetti, anche qualora non ci fosse mai stata vita sul Pianeta Rosso, le sonde avrebbero comunque dovuto trovare sostanze organiche, seppur in piccolissima quantità, rilasciate - se non dalla presenza di una qualche forma di vita - almeno dalle comete e dagli asteroidi che hanno colpito il pianeta. Eppure il nulla.
Una delle spiegazioni che gli scienziati hanno dato a questa mancanza di campioni organici era che le molecole in questione sarebbero potute scomparire naturalmente per via dell'azione di sostanze chimiche altamente reattive, come il perossido di idrogeno.
Ma ora invece c'è un'altra ipotesi in ballo, che potrebbe dimostrare la possibilità che gli scienziati americani abbiano compiuto un errore colossale.
Secondo due scienziati della Nasa, Douglas Ming e Chris McKay, potrebbero esser state proprio le sonde ad aver distrutto i campioni. Non solo le due Viking, ma anche la sonda lanciata lo scorso anno, Phoenix. Secondo la teoria dei due scienziati americani, presentata a Houston in occasione della Lunar and Planetary Science Conference , le sonde avrebbero sbagliato nel metodo di analisi delle sostanze organiche di Marte, denominate perclorati. Queste sostanze sono relativamente stabili a basse temperature, ma quando vengono riscaldate a centinaia di gradi Celsius tendono a rilasciare un'elevata quantità di ossigeno che può provocare una combustione.
Ed ecco dove potrebbe esserci stato l'errore: le sonde della Nasa sono state programmate per analizzare i campioni utilizzando altissime temperature. Il metodo consiste nel riscaldare le sostanze fino a portarle all'evaporazione per poi analizzarle sotto forma di gas. Ma questo metodo potrebbe aver invece compromesso anni e anni di duro lavoro.
In poche parole, le sonde potrebbero aver accidentalmente bruciato le uniche possibili prove di vita su Marte. Per arrivare a queste conclusioni Ming ha osservato, effettuando una serie di esprimenti sulla Terra, la reazione del perclorato ad alte temperature e ha notato che la sua combustione può distruggere le sostanze organiche.
Quindi, se finora non si è potuto dimostrare la presenza di vita su Marte, non è perché non c'è mai stata. La spiegazione sarebbe più semplice, ma anche più dura da digerire: "non abbiamo cercato nel modo giusto", hanno concluso gli scienziati.

ilmattino

lunedì, 18 maggio 2009

Silent Talk nei campi di battaglia la nuova arma si chiama telepatia

La tecnologia immaginata dai vertici militari americani dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello dei soldati nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca
di ALESSIO BALBI

DAI CAMPI di battaglia del futuro, tra il fischio delle pallottole che fendono l'aria, il boato delle granate che esplodono, il fragore degli elicotteri che volano bassi, potrebbe sparire un suono che ha caratterizzato le guerre da prima della polvere da sparo: quello della voce umana. La Darpa, l'agenzia del ministero della Difesa statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie militari dei prossimi decenni, ha finanziato un progetto che prevede l'uso della telepatia come mezzo di comunicazione tra i soldati.
Battezzato "Silent Talk", il programma ha l'obiettivo di "consentire la comunicazione tra utenti su un campo di battaglia senza l'uso della voce, attraverso l'analisi dei segnali neurali", come si legge in uno stralcio di documento riportato dal sito della rivista Wired. Il Pentagono ha destinato al progetto 4 milioni di dollari, che vanno a sommarsi agli ulteriori 4 milioni che l'esercito americano aveva stanziato un anno fa per indagare, insieme alla University of California, la possibilità della cosiddetta "computer-mediated telepathy".
Alla base dell'idea c'è la consapevolezza che le parole e le frasi, prima di venire pronunciate, si formano nella mente, mettendo in moto un complesso processo il cui esito ultimo è l'emissione dei suoni. La tecnologia immaginata dalla Darpa dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca.
La tecnologia per trasformare le onde cerebrali in comandi interpretabili dai computer ha fatto negli ultimi anni enormi progressi, soprattutto in relazione all'assistenza dei disabili. Sono ormai realtà i prototipi di protesi ortopediche e sedie a rotelle comandate con la mente, così come i sistemi che permettono di comporre frasi attraverso una tastiera senza il bisogno di toccarla. Ma il progetto "Silent Talk", per avere successo, richiede ben altri progressi: prima di tutto, bisogna trovare il modo di estrarre parole e concetti da un elettroencefalogramma. Poi bisogna capire se tra i segnali neurali di individui differenti esistano pattern comuni o generalizzabili. Infine, c'è da costruire un sistema in grado di decodificare questi segnali e trasmetterli a breve distanza. In prospettiva, il sistema immaginato dal Darpa potrebbe servire anche al contrario, cioè per intercettare i pensieri del nemico direttamente alla fonte.
Nata nel 1958, la Darpa ha la missione di sviluppare tecnologie futuristiche di applicazione militare, spesso destinate ad avere effetti dirompenti in ambito civile: i ricercatori del Pentagono furono i primi a occuparesi del programma spaziale statunitense, poi affidato alla Nasa. Nel 1969 crearono Arpanet, un sistema di comunicazione tra computer che sarà il primo nucleo di internet.

17 maggio 2009 Repubblica

martedì, 21 aprile 2009

Robot giapponesi alla conquista dello spazio

Entro il 2020 il paese del Sol Levante intende spedire bipedi robotici a fare quattro passi sul Luna. Altri robot meno fortunati si dovranno accontentare di ripulire lo spazio dai detriti umani.
 
Prosegue la corsa allo spazio. Dopo la Nasa e la Esa, che iniziano a immaginarsi il primo uomo su Marte, il Giappone se n’è uscito con un’idea a cui sicuramente nessuno aveva pensato prima. L’agenzia spaziale del Sol Levante ha infatti annunciato di recente una possibile roadmap per mandare un robot sulla Luna entro il 2020. Si badi bene: un robot con due gambe. E fra appena undici anni. Un programma ambizioso, dato che gli androidi, ad oggi, riescono a malapena a farsi strada qui da noi sulla terra (in ambienti complessi, ma protetti).
Se in ogni caso il Giappone ce la dovesse fare, sarebbe un gigantesco passo avanti per l'esplorazione spaziale. Per ora le macchine più evolute spedite fra le stelle appartengono alla Nasa, che ha piazzato i suoi veicoli a ruote su Marte. L’agenzia spaziale statunitense sta lavorando su veicoli più evoluti, più grossi e più agili. Ne è un esempio l’Athlete rover (All-Terrain Hex-Legged Extra-Terrestrial Explorer). Assomiglia a un ragno, ha un diametro di quattro metri e viaggia su qualsiasi terreno con un carico di quattrocentocinquanta chili (anche in salita) a oltre dieci chilometri all'ora. Per dare un'idea delle proporzioni, Asimo — uno dei più evoluti bipedi robotici sulla faccia della terra (uscito dai centri di ricerca della Honda) — è in grado di percorrere due chilometri e settecento metri all'ora (purché non gli si metta nulla sulle spalle).
Davvero è possibile immaginarsi un robot con le stesse caratteristiche delle macchine a ruote entro una decina d’anni? Pare che un’apposita commissione dell’agenzia spaziale sia al lavoro per vagliare, entro la fine del mese, quali azioni intraprendere per i prossimi anni. Fra i progetti, c’è un altro robot che invece potrebbe scendere alla fermata prima di quella lunare e dedicarsi a qualcosa di molto più prosaico: ripulire lo spazio dai detriti umani (oltre 10.000), che iniziano a costituire una concreta minaccia per i nostri satelliti.

Alessandro Murè 21 aprile 2009 Engadget.com
Fantascienza

sabato, 04 aprile 2009

Scienza, creati robot scienziati che ragionano da soli

Ben Hirschler 2 aprile 2009

LONDRA (Reuters) - Attenti scienziati, potreste essere sostituiti dai robot. Due gruppi di ricercatori, infatti, hanno rivelato oggi di aver creato delle macchine in grado di ragionare, formulare teorie e fare scoperte scientifiche da sole, facendo un deciso passo in avanti nel campo dell'intelligenza artificiale. Questi scienziati-robot potrebbero essere utilizzati per rivelare complessi sistemi biologici, scoprire nuovi medicinali, creare modelli per i problemi climatici mondiali e persino studiare l'universo.
Per il momento, però, si stanno dedicando a compiti più modesti.
All'università gallese Aberystwyth University, Ross King e alcuni colleghi hanno creato un robot chiamato Adam che non solo è in grado di fare esperimenti sul metabolismo del lievito ma anche di ragionare sui risultati e di progettare l'esperimento successivo. E' il primo esempio al mondo di macchina in grado di fare una scoperta scientifica.
"Può formulare ipotesi da solo e poi fare gli esperimenti e abbiamo anche avuto modo di verificare che i risultati ottenuti sono corretti", ha detto King in una intervista. "Ci si sta lavorando dagli anni 60. Quando per la prima volta abbiamo mandato un robot su Marte, era un sogno quello di realizzare dei robot che potessero fare degli esperimenti su quel pianeta. Dopo 40 o 50 anni, abbiamo finalmente la possibilità di realizzare quel sogno".
Il prossimo robot del gruppo, che si chiamerà Eve, avrà un cervello molto più sviluppato e sarà incaricato di ricercare nuovi medicinali.

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categoria: scienza, europa, terra, fisica, statistica, marte, internazionale, regno unito, robot, astronautica, sonde, esplorazione spaziale


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"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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