Flavio Vanetti Mistero bUfo Corriere della sera.it 11/10/2009
Gli strani episodi di Canneto di Caronia - incendi spontanei nelle case, nella vegetazione, flussi anomali di energia elettromagnetica, avvistamenti di Ovni - non finiranno nell'oblio. Pare infatti che entro un periodo ragionevole di tempo (a occhio e croce entro la fine del 2009) verranno ripristinati quei monitoraggi che un paio di anni fa erano stati sospesi creando una tipica situazione all'italiana: da un lato c'era il decreto della presidenza del consiglio che istituiva il gruppo di lavoro interdisciplinare su questi fenomeni; ma dall'altro le stesse istituzioni (in senso lato, e viene in mente la Regione prima di tutte) nulla hanno fatto per risolvere un banale e decisivo problema, quello di dotare il comitato di una sede operativa una volta che il padrone dello stabile aveva dovuto vendere, per questioni sue, la casa nella quale le apparecchiature erano ospitate e dove funzionava la centrale di coordinamento.
Ebbene, questo lungo e incoerente impasse sembra destinato a terminare. Il dottor Venerando, coordinatore del gruppo di Caronia in questi giorni ha altro a cui pensare (lavora anche per la Protezione Civile e questo significa occuparsi della tragedia delle frane nel Messinese) e di norma, per sua forma mentis, non cede mai all'ottimismo. Però anche a lui risulta quanto abbiamo appreso in altri ambienti: si arriverà a posizionare sensori e macchinari oggi completamente inattivi in strutture pubbliche, come caserme dei carabinieri, tanto per dare l'idea. Non solo.
L'occasione sarà propizia per rilanciare l'operazione monitoraggio ad ampio spettro: più volte ci sono stati sospetti, se non certezze, che Caronia sia solo una delle facce di un prisma molto particolare, l'area del Basso Tirreno (basta ricordare strani fenomeni incendiari avvenuti su alcuni traghetti in servizio da Palermo alla Sardegna). Quindi, è molto probabile che i sensori vengano installati anche alle Eolie e in altre zone, allo scopo di creare una vera e propria rete di immagazzinamento dei dati.
E' quello che non si è più potuto fare, con un "buco" informativo grave ma forse superabile se si riprenderà a lavorare con lena, al di là delle inchieste della magistrature concluse con un nulla di fatto (convenienza ad archiviare? I sospetti sono forti e giustificati).
La realtà, comunque, è che tutta la popolazione di Caronia e della sua frazione sul mare, Canneto appunto, non ci sta a lasciar cadere le cose. "I sensori continuano a provare l'esistenza di qualcosa di anomalo: entrano in azione spesso e volentieri. Il problema è che manca la quadratura del cerchio, ovvero l'apparecchio che metabolizza i dati. C'è, ma è disattivato in un magazzino". Altri fenomeni strani si sono verificati, oltre ai passaggi in cielo di oggetti non identificati, quasi sempre correlati con gli episodi, quasi fossero una sorta di "valore aggiunto". "E fosse solo questo... - sottolineano ancora i rappresentanti che si battono per la tutela dei cittadini -: ci sono stati altri incendi inspiegabili di sterpaglie, esplosioni di lampade. E a un ragazzo si sono squagliate le scarpe che indossava..."
Senza dimenticare che chi prova a fotografare gli Ovni si ritrova nel giro di qualche minuto, non si sa perché, con delle bruciature alle mani (esistono documenti del Pronto Soccorso che certificano le ferite).
"Una verità noi la vogliamo. Qualunque essa sia": la rabbia del popolo forse prima o poi avrà soddisfazione.
A sorpresa ricominciano le indagini su Caronia
SONIA T. CAROBI Gialli 15 ottobre 2009
Canneto di Caronia. Incendi, flussi anomali di energia elettromagnetica, Ufo. A sorpresa riprendono i monitoraggi di tutta l’area del basso Tirreno, tra il paesino in provincia di Messina e le Isole Eolie. Nella case verranno riallestiti sensori e telecamere, e il fenomeno che aveva lasciato stordito mezzo mondo ritorna sotto i raggi X. Entro la primavera conosceremo la verità sul “paese dei fuochi”? C’è chi dice di si, c’è chi giura, invece, che quello che sta accadendo in Sicilia è solo un modo per cancellare dalla vicenda l’imbarazzante marchio del “segreto di Stato”.
Cinque anni. Hanno fatto trascorrere cinque anni nella speranza che la febbre calasse. Che l’ansia di risposte trovasse i luoghi tranquillizzanti del tempo che passa. Ci hanno messo un lustro per avere il coraggio di tornare in quei luoghi e riattivare sensori, telecamere, centraline che troppo frettolosamente erano state stipate in soffitta. Tanto loro lo sapevano che la storia sarebbe ricominciata. Tanto lo sapevano che sarebbe bastato ricollegare le sonde per vederle immediatamente in azione, per vederle registrare quel “qualcosa di anomalo” che cinque anni fa turbò mezzo mondo.
C’è poco da fare. Il mistero non si poteva liquidare dietro le frasi e le ipotesi di circostanza. Canneto di Caronia è un segreto ingombrante, e allora meglio togliere, almeno, quell’imbarazzante crosta che si chiama “Segreto di Stato”. Deve essere andata così. Cinque anni a pensarci e poi d’un solo colpo la soluzione finale. Si ritorna lì. Ma una volta per tutte. L’ultima.
Tempo qualche mese e in quel paesino di cinquanta abitanti schiacciato tra la costa e la linea ferroviaria Palermo-Messina ritorneranno scienziati, studiosi, esperti di vulcanologia e di fenomeni elettromagnetici, ma anche ispettori del ministero e militari in borghese. Tutti lì a tentare di dare una risposta finale ad uno dei misteri più impenetrabili degli ultimi tempi: Canneto di Caronia. Il Paese dei fuochi. Il borgo “elettrico”. Il quartier generale degli Ovni. Un pugno di case dove bruciano campi, le Tv e gli elettrodomestici si accendono da soli, i cellulari si ricaricano autonomamente, e una serie di oggetti volanti non identificati si spostano indisturbati sul pallido cielo del basso Tirreno.
X-Files
La storia comincia a metà febbraio del 2004. Ed è scritta nell’ultima riga di in un goffo documento della Polizia locale. “Non c’è dolo dietro i ripetuti fenomeni incendiari che da circa un mese si verificano nel piccolo centro siciliano”. Bruciano materassi, divani, impianti elettrici. E nessuno riesce a dare una spiegazione sensata. Intervengono le forze dell’ordine e si rendono conto che quello che sta accadendo a Canneto dovrebbe essere assegnato agli agenti Mulder e Scully della sezione X-Files.
Peccato che siamo in Italia e a determinate cose nessuno ci crede. Sulle spiaggia di Canneto pesci e cozze si arenano come alghe putrefatte. A largo basta un telefonino per fotografare bolle marine dal diametro di un chilometro. Nei campi le melanzane hanno i colori dell’arcobaleno.
Non ci saranno Mulder e Scully, ma almeno c’è bisogno di far intervenire la Protezione Civile.
E lì cominciano i pasticci. Già, perché senza pensarci due volte, gli uomini di Francesco Venerando decidono di far evacuare il paesino. Una quarantina di persone si caricano in macchina l’essenziale e si lasciano alle spalle quel pugno di case sul quale stanno piombando giornalisti di tutto il mondo. Ognuna di quelle 40 persone ha una storia da raccontare.
Testimonianze e prime spiegazioni
C’è chi si è visto il pc prendere fuoco all’improvviso e chi ha il parabrezza dell’auto “colpito dalla punta di un trapano invisibile”. E c’è anche chi fa vedere ad una televisione cinese le scarpe da ginnastica letteralmente “squagliate”. Non è proprio una bella storia. Alla Protezione Civile provano a dare subito una spiegazione. Almeno per far calmare le acque. “Canneto di Caronia – dice Venerando – e’ stata colpita da fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare una grande potenza concentrata. Fasci di microonde a ‘ultra high frequency’ compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz”. Plausibile. Ma intanto al paese arriva il Prefetto, e la cartella con le denunce e le segnalazioni segna la punta di ben 309 casi cui bisognerà dare risposte circostanziate.
C’è poco da fare. Non basta neanche più la Protezione Civile.
La task force
Il Caso Canneto arriva in Parlamento. Viene istituito un Gruppo Interistituzionale per l’Osservazione dei Fenomeni (di cui fanno parte molte Università, il CNR, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Ministero delle Comunicazioni, la Marina e l’Aeronautica Militare), e in ogni appartamento viene piazzata una centralina di rilevamento. L’indagine va avanti a tutto spiano sotto gli occhi vigili di cronisti e reporter.
Fenomeni elettrici di origine sotterranea; principio della super-rotazione del nucleo e emissione a riccio di mare dei flussi che dal centro della Terra si riversano nella superficie terrestre; alti impulsi in ampiezza dei protoni solari del vento… Mille ipotesi, ma nessuna viene data per definitiva.
E proprio mentre sul paesino sembra alzarsi una imbarazzante bandiera bianca l’Espresso pubblica un servizio che è una bomba. Siamo nel 2005. Sul caso Caronia esisterebbe un “rapporto riservato” nel quale si dice senza mezzi termini che tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate. E che “Gli incidenti di Canneto di Caronia potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali oppure un test non aggressivo mirato allo studio dei comportamenti e delle azioni in un indeterminato campione territoriale scarsamente antropizzato”.
Uno stop improvviso
L’articolo è talmente esplosivo che in Sicilia finiscono per dover ammettere una serie di cose impensabili fino ad allora. La Protezione Civile, ad esempio, riconosce che un elicottero ha rischiato l’avaria proprio mentre il cielo di Canneto veniva tagliato da due oggetti volanti non identificati.
Parte un’interrogazione parlamentare. Le indagini si fanno ancora più serrate, ma sul più bello la vicenda di Canneto di Caronia subisce uno stop. “Non possiamo più controllare l’area – dice duro Venerando – Non ci sono soldi, e ogni componente del Gruppo opera senza rimborsi e senza budget”. Insomma, di fronte al problema di sempre, su Canneto cala il silenzio. Ma qualcuno pensa che forse lo smantellamento e la dismissione di sensori e telecamere è un ordine che arriva dall’alto.
Fatto sta che il Gruppo si scioglie e a combattere per la verità rimangono solo gli abitanti del paesino che hanno ragioni più concrete per gridare la loro rabbia. Ora però pare che sulla vicenda si apra un nuovo spiraglio. Di sicuro i sensori verranno ricollegati e ricominceranno i monitoraggi. Sapremo la verità?
Dalle sorprese di Mercurio alle antenne che si indossano
Elio-3 e silicio: lassù si deciderà il nostro futuro
Salveremo la Terra con centrali a fusione e microonde
LES JOHNSON LaStampa 15/7/2009
Quando si pensa di mandare l’uomo a esplorare nuovi mondi, la Luna è il luogo più logico da cui cominciare. Per raggiungerla con un razzo sono sufficienti 3 giorni. Un viaggio per Marte, invece, richiede 6-9 mesi, se non di più. La Luna è abbastanza vicina per consentire un veloce ritorno in caso di emergenza, ma è abbastanza lontana per far sentire remota la Terra. E’ uno strano posto, ricco di panorami magnifici e con tutto il potenziale per aiutarci a risolvere alcuni dei nostri maggiori problemi energetici e ambientali.
Gene Cernan, l’ultimo degli astronauti a camminare sulla Luna nel 1972, aveva detto che, «mentre la lasciamo a Taurus-Littow, la lasciamo esattamente come siamo venuti e, se Dio lo vorrà, ci ritorneremo, in pace e speranza per tutta l’umanità. Dio benedica l’equipaggio dell’Apollo 17». Trentasette anni dopo stiamo preparando quel ritorno. E stavolta molte nazioni e anche diverse entità sovranazionali - gli Usa, la Russia, l’Europa, il Giappone, la Cina e l’India - stanno affinando le loro capacità in modo da inviare molti astronauti sulla Luna nel decennio 2020-2030. Non c’è dubbio che l’orgoglio nazionale rappresenti un fattore importante e ci si deve aspettare che sulla superficie silenziosa del satellite vengano piantate tante bandiere di tante nazioni. Ma è anche possibile che la nuova corsa alla Luna contribuisca ad aiutare la nostra civiltà.
La Luna è per circa il 20% composta da silicio. Si tratta dell’elemento principale di alcuni tipi di cellule fotovoltaiche, usate per produrre energia elettrica. Non è quindi affatto improbabile che i futuri astronauti possano estrarre il silicio dalla superficie lunare per costruire strutture solari giganti. Questa energia potrebbe essere convertita in microonde e inviata sulla Terra per soddisfare una parte non indifferente dei nostri bisogni planetari e senza contribuire al riscaldamento globale.
L’energia solare sarebbe prima convertita in elettricità e poi in microonde. Queste, a loro volta, potrebbero essere trasmesse direttamente a Terra e captate da stazioni riceventi oppure a una serie di satelliti. Una base lunare - o una colonia - potrebbe un giorno sostenersi vendendo energia solare a terrestri sempre più affamati di energia. Non solo. La Luna potrebbe anche aiutarci in un altro modo.
All’interno del Sole i processi nucleari combinano gli atomi di idrogeno per formare elio, rilasciando enormi quantità di energia e fornendo quella necessaria al Sole stesso per riscaldare la Terra. Parte di quell’elio esiste in una forma rara, chiamata elio-3: contiene 2 protoni e un neutrone invece dei consueti 2 neutroni. Raro sulla Terra, l’elio-3 dovrebbe essere invece piuttosto abbondante sulla superficie lunare, nella regolite, dopo un bombardamento di milioni di anni da parte del vento solare.
Perché è tanto importante? L’elio-3 diventerebbe il carburante nucleare con cui creare nuovi reattori a fusione, garantendo energia relativamente pulita e sicura alle future generazioni. E’ una tecnologia ancora agli albori e potrebbe restare tale per sempre, a meno di una svolta che ci aiuti a risolvere una serie di problemi tecnici. L’elio-3 potrebbe essere il mezzo rivoluzionario per rendere possibile tutto questo. A differenza della Terra, dove le estrazioni minerarie feriscono i suoli e distruggono gli habitat, l’impatto sulla Luna sarebbe infinitamente minore. Lì, infatti, il suolo è già morto, privato di qualunque forma potenziale di vita dalle permanenti radiazioni solari. Raccogliere queste risorse, perciò, non produrrebbe alcun danno, perché non c’è nessuno da danneggiare. E, d’altra parte, sfruttare queste risorse ci aiuterebbe a preservare l’ambiente qui sulla Terra.
Nel 2009, 40 anni dopo la prima visita, la Luna resta il prossimo passo. E, dopo ulteriori missioni, ci fornirà risorse essenziali per un futuro prospero ed eco-sostenibile.
Evidenzaliena 11 Luglio 2009
E’ giunta alla redazione di Evidenzaliena una mail molto interessante supportata da materiale fotografico e riguardante alcune anomalie riscontrate nel cielo di Somma Vesuviana;si tratterebbe di scie “ad-impulso”,ottenute con nuove e sofisticate tecnologie di propulsione.Si era già in passato accennato a scie di questo genere avvistate in USA e non solo,collegate con molta probabilità a velivoli di fabbricazione segreta come il TR3B.

Uno schema dei principali apparati del velivolo TR-3B
Il TR-3B sarebbe stato concepito nel tentativo di replicare avionica extraterrestre. Si tratterebbe di un triangolo volante di grandi dimensioni (quasi 100 metri di lunghezza) mosso da un sistema high tech. Sotto l’egida del fantomatico “Progetto Aurora” infatti non si nasconderebbe un ennesimo caccia Stealth come il l’F-117, ma una “Astronave Madre” sostenuta (ma non propulsa) da un sistema capace di alterare la gravità. Al centro del TR-3 infatti troverebbe alloggio un acceleratore circolare al plasma, capace di raggiungere 50.000 giri al minuto. Al suo interno verrebbe iniettato del plasma a base di mercurio, riscaldato a 150 gradi Kelvin e pressurizzato a 250.000 atmosfere, che così stimolato provocherebbe anomalie gravitazionali nelle sue immediate vicinanze. Tale meccanismo, denominato MFD (ossia “Magnetic Field Disruptor”, interruttore di campo magnetico), non creerebbe una vera e propria antigravità, quanto una diminuzione dell’efficacia dell’attrazione gravitazionale della Terra sulla massa degli oggetti circostanti, che verrebbe ridotta dell’89% circa. Con un peso così ridotto, manovrabilità e velocità del velivolo sono altissime.
Il TR-3B verrebbe però solo sollevato dal sistema MFD, mentre a dare propulsione penserebbero tre ugelli di scarico, posti uno su ogni angolo, alimentati da un composto di idrogeno (o metano) ed ossigeno. Il reattore riscalderebbe l’idrogeno liquido, iniettando poi l’ossigeno liquido nell’ugello supersonico, in modo che entrambi vengano combusti contemporaneamente nei postbruciatori. Queste informazioni sono state diffuse da Edgard Fouche, che oltre aver lavorato per anni quale esperto di avionica per l’Aeronautica USA, ha parlato con molti addetti allo sviluppo di tali mezzi, le cui competenza e credenziali sono state accertate, accertando come non solo tali aviomezzi esistano, ma sarebbero operativi da tempo su impieghi per lo più militari.(EdicolaWeb)
Ecco di seguito la testimonianza e i documenti fotografici messi gentilmente a disposizione di Evidenzaliena e dei suoi lettori da Antonio.
Antonio ci scrive:
Buongiorno, sono Antonio da Somma Vesuviana in allegato potrete trovare una foto scattata da me venerdì 10 luglio nella quale è apparsa una scia “ad impulsi”….non sò di cosa possa trattarsi, se qualcun’altro ha assistito al fenomeno e può darmi delucidazioni gli sarei grato.


Nel corso della mattinata inoltre la Redazione ha ricevuto un ulteriore testimonianza, molto importante,sui misteriosi avvenimenti che si susseguono nei cieli di Napoli e provincia da oltre un mese.La presenza massiccia di aerei da caccia nella zona è confermata proprio da questa mail.
Gino ci scrive:
Se in questa zona ieri NON c’è stato un temporale di proporzioni storiche, non saprei che dirvi riguardo a cio che ho visto!
ho provato a filmare ma la video camera era troppo inadatta per via delle condizioni di luce in cui mi sono trovato! cmq a breve provo a postare il filmato!
in ogni caso scrivo dopo essermi imbattuto per caso in questo sito! e potrei avvallare cio che è stato descritto dai ragazzi sopra. non so quanto è vero ciò che scrivono. sono scettico ma posso dire che quanto dicono segue una serie di stranezze che ho notato il mese scorso fino all’episodio di ieri. non sono stato testimone dell’accaduto,infatti, ma è un mesetto che osservo strani movimenti nei cieli sopra il vesuvio. Non ricordo di aver mai visto tanti caccia in cielo come quelli che ho visto a giugno! tutti a fare lo stesso movimento poi: sempre una coppia di caccia uno proveniente da napoli, piu o meno, l’altro da piu giu che si incrociano nella zona di sangiuseppe/terzigno per poi proseguire il loro viaggio ognuno per conto prorpio… Giorno e notte almeno tre volte al giorno!
In tempo di crisi non vedo che senso abbia far volare caccia militari come non mai!
Detto cio’ vengo a quanto visto ieri. Ero a santanastasia. Da un terrazzo guardando verso Nola ho notato un ammasso di nuvole che molto piu semplicemente era un nuvolone quasi sferico adagiato oltre le montagne dietro Nola (quindi ho dedotto fosse la zona di cui nel link). Il nuvolone era caratterizzato da lampi e fulmini tanto forti che subito abbiamo pensato a che razza di temporale spaventoso si fosse abbattuto sulla zonz!!! soprattutto perchè era un vero e proprio nuvolone di fantozzi all’ennesima potenza!!! nulla di che fin quando non abbiamo visto uscire un aereo dal nuvolone!
Abbiamo pensato ad una sovrapposizione visiva dato che nella zona spesso si vedono aerei in transito… eravamo li a cercare di filmare, quando all’improvviso un secondo aereo troppo veloce per essere di linea ESCE proprio dalla nube… per poi sembra rientrarvi dopo una lunga virata!!! Per la verità non ci abbiamo dato tanto peso alla cosa li per li! Ho pensato ad un altro ‘abbaglio visivo’ e sono andato via! ma ora leggendo questo post, mi viene da riflettere.Se anche fosse che il secondo aereo non è rientrato nella nube, il primo non ne è uscito, fermo restando che di li passano un bel po di aerei di linea in attesa di atterrare e che ci fosse un temporale sulla zona: che ci facevano a questo punto TRE aerei intorno ad un temporale a distanza tanto ravvicinata tra loro?? è vero che di li passano 4-5 aerei al giorno ma non credo che si possa volare in fila indiana quasi???
Di norma si vede un aereo ognitanto… E poi, la velocità del secondo e dell’eventuale terzo che si è infilato nella nube (per me era lo stesso che aveva virato finendo per perdersi all’orizzonte e poi rientrare) potevano essere compatibili con un aereo di linea (a occhio credo che la velotità del secondo ed eventuale terzo aereo fosse almeno il triplo del primo…)?.
Non so che pensare! Sarei molto contento se qualcuno mi dicesse che dalle parti di Nola ci sia stato un temporale e che ieri sera c’era un po di traffico aereo! Ho provato a dare risposta alla prima domanda chiamando dopo poche ore un amico che era a Comiziano. Mi ha detto che sarebbe stato davvero lieto di vedere un temporale all’orizzonte…

Dopo un lungo periodo di attività solare quasi nullo, che iniziava a preoccupare gli studiosi, osservate dal laboratorio Eliofisico di Tradate nuove macchie vicine al Polo Sud della stella
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate
I ricercatori della Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate da tempo seguono, nuvole permettendo, il nostro Sole. Qualche giorno fa hanno potuto osservare sulla superficie della nostra stella un nuovo gruppo di macchie solari. "Il nostro Sole si sta comportando in modo strano".
Questo è il commento di Roberto Crippa -ricercatore e Presidente della “FOAM13”-.
"Dal 2004 - prosegue Crippa - ci sono stati più di 800 giorni senza macchie solari visibili a fronte di una media di meno di 500 per i cicli passati; siamo quindi in una fase di minimo molto prolungata, dopo il massimo di attività registrato nel 2001; in particolare, la fine del ciclo attuale sta registrando un numero elevato di giorni senza macchie: sono stati 266 nel 2008 (73%) e finora 150 nel 2009 (83%).
Venerdì 3 luglio 2009, sulla superficie del Sole, è comparsa una nuova zona attiva accompagnata da un gruppo di macchie solari ed il tutto è stato puntualmente registrato nel Laboratorio Eliofisico della Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate; questo nuovo gruppo di macchie solari si trova molto alto di latitudine (vicino al Polo Sud) e questo fa ben sperare che un nuovo ciclo solare, il numero 24, stia realmente per cominciare indicando contemporaneamente la fine di un lungo periodo di attività solare quasi nullo, che iniziava a preoccupare gli studiosi della nostra stella”.
Il Responsabile del Laboratorio Eliofisico presso l’Osservatorio di Tradate, Roberto Cogliati, ha precisato che “il gruppo di macchie solari comparso il 3 luglio si sta evolvendo, secondo la classificazione internazionale di Zurigo, da tipo B al tipo E come rilevato dall’osservazione del 6 luglio 2009”.
“Lo studio delle macchie solari – ha aggiunto Roberto Crippa - è molto importante perché dal punto di vista puramente astrofisico esse offrono la possibilità di comprendere nel dettaglio l'interazione tra plasmi (cioè i gas ionizzati) e i campi magnetici; un fenomeno, questo, di grande rilevanza, per esempio, nella formazione stellare, nell’attività nei nuclei galattici e nella fisica del plasma. Le macchie solari, infine, rappresentano la parte più visibile del cosiddetto “ciclo di attività solare” che si manifesta con un periodico aumento e diminuzione del campo magnetico alla superficie del Sole; il numero delle macchie solari ha una periodicità di circa 11 anni, anche se il ciclo vero e proprio ha un periodo doppio, in quanto la polarità magnetica in ciascun emisfero solare si inverte ogni 11 anni.
La posizione, l'estensione, il momento in cui appaiono, la durata e altre proprietà fisiche delle macchie solari offrono agli studiosi presiose informazioni sul funzionamento della “dinamo” operante all'interno del Sole e di altre stelle a lei simili. Viene prestata un’attenzione particolare all’attività solare poiché campi magnetici particolarmente intensi sono spesso associati a fenomeni esplosivi di rilascio di energia e massa (chiamati brillamenti ed espulsioni di massa coronale) che possono investire la Terra e avere conseguenze sulla nostra vita quotidiana; questi fenomeni improvvisi, infatti, si manifestano con una forte emissione di radiazione energetica (raggi UV, X e gamma) e particelle ionizzate le quali, quando impattano sulla atmosfera terrestre ne provocano modificazioni importanti come, ad esempio, aumenti di densità che possono modificare l'orbita di satelliti; oppure tempeste magnetiche con disturbo delle trasmissioni radio; le radiazioni e le particelle, inoltre, rappresentano un pericolo concreto per gli astronauti che si trovano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Lo studio delle macchie e dell'attività solare, sul lungo periodo, - ha concluso Crippa - è di grande importanza per quel che riguarda l'influenza solare sul clima terrestre, poiché l’emissione della radiazione ultravioletta dipende fortemente dall'attività magnetica solare; è per questo motivo che i modelli climatici più sofisticati vengono usati anche per stimare gli effetti prodotti da una variazione del flusso di radiazione ultravioletta. Lo scopo di tali studi è di prevedere il tipo di campi magnetici solari che si presenteranno in futuro con il fine ultimo di poter far fronte adeguatamente agli scenari apocalittici che potrebbero verificarsi in conseguenza di qualsiasi variazione dell’attività solare”.
Le spighe, ordinatamente 'sdraiate' sul terreno, hanno suscitato l'attenzione di molti curiosi. E c'è già chi attribuisce il fenomeno all'atterraggio degli Ufo e chi ad uno scherzo tutt'altro che extraterrestre
Modena, 10 giugno 2009. La notizia ha già suscitato l'attenzione di molti curiosi: misteriosi cerchi nel grano hanno fatto la loro comparsa, da qualche giorno, in un campo tra Castelfranco e Nonantola. E c'è già chi parla di una presunta visita degli "alieni" che avrebbero scelto la località modenese per atterrare con le loro navicelle spaziali.
Le forme geometriche nei campi rimandano a un fenomeno molto diffuso, soprattutto in Inghilterra, dalla fine degli anni '70 e dal quale il 'regista del brivido' M. Night Shyamalan ha tratto, nel 2002, il famoso film Signs che ha per protagonista Mel Gibson. Anche lì si gridava allo sbarco degli alieni, tuttavia gli ufo-scettici - nella finzione come nella realtà - attribuiscono i 'disegni' nel grano ad uno scherzo tutt'altro che extra-terrestre.
Così, anche la popolazione della provincia modenese si divide tra curiosità e scetticismo, ma rimane il fatto che i cerchi nei campi di Castlefranco ci sono, così come resta un mistero la loro origine. Le spighe di grano non sono tagliate, ma ordinatamente 'sdraiate' sul terreno, tutte nelle stesso verso. E, a proposito di scherzi, c'è anche chi ironizza sul fatto che la nuova amministrazione comunale, appena insediatasi, abbia già una bella 'gatta da pelare'...

Immense e minacciose svaniscono senza scaricare la tempesta. I meteorologi non sanno dire come si formano e perché
Le chiamano "Asperatus" sono nubi enormi e scure
Vittorio Prodi: ”E'' impossibile che non scatenino piogge torrenziali”
Chi le ha viste dice che sono immense, cupe, irreali, formano grandi onde che sembrano sfiorare i tetti delle case per scaricare sull’umanità chissà quale tempesta. Nuvole che sembrano un burrascoso mare capovolto, che incombe sulle teste dei pochi che finora hanno avuto la ventura di vederle comparire: gli abitanti di alcune cittadine inglesi (da Snowdonia alle Scottish Highlands), ma anche persone che abitano villaggi all’altra estremità del mondo, nella lontanissima Nuova Zelanda. Qualcuno, racconta il «Daily Mail», le ha segnalate anche sul Mare Artico, vicino alle coste della Groenlandia.
Erano cinquant’anni che a una nuvola non si dava un nome nuovo. Le nubi fantasma sono state battezzate in fretta e furia dalla Royal Meteorological Society, che le ha chiamate «asperatus», dal latino «tempestoso», «ruvido», «accidentato». Ma un nome riconosciuto dall’intera comunità scientifica non ce l’hanno ancora, perché gli studiosi non sanno spiegarsele: nessuno sa come si formino e perché; l’unica cosa sicura è quello che si vede nel cielo: curve caotiche, turbolente, michelangiolesche, come le volute dell’olio e dell’aceto quando si mescolano.
Ogni volta sembra che stiano per scatenare il finimondo, poi si disperdono e tutto finisce nella calma.
Dobbiamo preoccuparci? La credibilità della vicenda resta ancora da dimostrare, il fenomeno fa pensare ad esempio alle scie chimiche che inquietano i cittadini di tutto il mondo.
Tra i meteorologi non mancano gli scettici a oltranza: le «asperatus» potrebbero essere un fenomeno ingigantito dal fatto che oggi tutti hanno una macchina fotografica digitale e un sito web su cui mettere in circolazione le informazioni. Magari, ipotizzano, erano state già osservate in passato, ma semplicemente nessuno le aveva ancora immortalate.
«Abbiamo cercato di identificarle e classificare tutte le immagini delle nubi che abbiamo ripreso - spiega Gavin Pretor-Pinney, fondatore della Cloud Appreciation Society - ma sembra che queste non rientrino in nessuna categoria e, quindi, comincio a pensare che si tratti di un tipo davvero unico di nubi».
Alcuni esperti chiederanno dunque all’Organizzazione Mondiale Meteorologica delle Nazioni Unite di Ginevra di considerare la possibilità di inserire queste nuove, strane nuvole, nell’International Cloud Atlas, come è in uso tra i meteorologi di tutto il mondo. Vero è, segnalano altri studiosi, che in zone montuose le forme delle nuvole sono sempre così varie da rendere possibile, in particolari condizioni anche di luminosità, il verificarsi di morfologie molto spettacolari. Di più non si può dire, per il momento.
O forse sì, ma si entra nella dimensione (altrettanto degna, ma non scientifica) della «nimbologia fantastica e relativa», quale appare ad esempio nelle cinquanta freschissime e meravigliose pagine di nubi, nebbie, caligini e foschie scritte nel «Nuvolario» di Fosco Maraini, viaggiatore e orientalista.
Con un sorriso quasi Zen, Maraini fece una sua personale e originalissima catalogazione di nuvole: parlò di «Graffi» e «Ragnatele», ovvero di nubi «che si formano nelle giornate serene e rimangono immobili, altissime, quasi un soffitto del cielo. Non si sa bene da dove vengano e dove vadano, né, francamente, a cosa servano». Descrisse anche le «Matrone», «nubi che prendono consistenza nelle aure ben nutrite e un po’ fiacche del meriggio, forse troppo cariche di spole, di profumi agresti, di leni dolcezze carnali».
«Tutto merita di essere visto con un sorriso sulle labbra, - concludeva Maraini - per ristabilire l’equilibrio fra le cose». Il padre della scrittrice Dacia Maraini, grande alpinista, era convinto che «il più serio, scrupoloso e fecondo apporto alla scienza sia un temperato dileggio». Come avviene nell’opera «Le nuvole» di Aristofane. Il suo era un invito a guardare le cose perenni, che stanno oltre l’attualità.
Nella World Meteorological Organization esiste in ogni caso una commissione che si occupa di nubi: vedremo come si pronunceranno, se veramente nelle «asperatus» c’è qualcosa di nuovo.
FRANCESCO MOSCATELLI LaStampa
La Nasa ha annunciato per il 17 giugno il lancio della sonda "Lunar reconnaissance orbiter" (Lro) e del satellite "Lunar crater observation and sensing satellite" (Lcross) , a bordo del razzo Atlas V, dalla base di Cape Canaveral, in Florida.
Si tratta di due missioni che segnano il ritorno sulla Luna della Nasa. "L'obiettivo - ha spiegato Mike Wargo, responsabile delle missioni lunari dell'agenzia spaziale Usa - e' acquisire informazioni per ricominciare ad esplorare il pianeta".
La Nasa utilizzera' Lro per creare mappe ad alta risoluzione e tridimensionali della superficie lunare e per studiare gli effetti che le radiazioni ambientali della Luna possono avere sugli umani. Centaur, l'ultimo stadio del vettore Atlas V, andra' a impattare con un cratere lunare, liberando detriti che saranno rilevati dal satellite Lcross, il quale a sua volta impattera' in un'altra regione del cratere: i detriti saranno analizzati da Hubble e da altri telescopi spaziali, con l'obiettivo di verificare la presenza nel sottosuolo di depositi di acqua ghiacciata.
La tecnologia immaginata dai vertici militari americani dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello dei soldati nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca
di ALESSIO BALBI
DAI CAMPI di battaglia del futuro, tra il fischio delle pallottole che fendono l'aria, il boato delle granate che esplodono, il fragore degli elicotteri che volano bassi, potrebbe sparire un suono che ha caratterizzato le guerre da prima della polvere da sparo: quello della voce umana. La Darpa, l'agenzia del ministero della Difesa statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie militari dei prossimi decenni, ha finanziato un progetto che prevede l'uso della telepatia come mezzo di comunicazione tra i soldati.
Battezzato "Silent Talk", il programma ha l'obiettivo di "consentire la comunicazione tra utenti su un campo di battaglia senza l'uso della voce, attraverso l'analisi dei segnali neurali", come si legge in uno stralcio di documento riportato dal sito della rivista Wired. Il Pentagono ha destinato al progetto 4 milioni di dollari, che vanno a sommarsi agli ulteriori 4 milioni che l'esercito americano aveva stanziato un anno fa per indagare, insieme alla University of California, la possibilità della cosiddetta "computer-mediated telepathy".
Alla base dell'idea c'è la consapevolezza che le parole e le frasi, prima di venire pronunciate, si formano nella mente, mettendo in moto un complesso processo il cui esito ultimo è l'emissione dei suoni. La tecnologia immaginata dalla Darpa dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca.
La tecnologia per trasformare le onde cerebrali in comandi interpretabili dai computer ha fatto negli ultimi anni enormi progressi, soprattutto in relazione all'assistenza dei disabili. Sono ormai realtà i prototipi di protesi ortopediche e sedie a rotelle comandate con la mente, così come i sistemi che permettono di comporre frasi attraverso una tastiera senza il bisogno di toccarla. Ma il progetto "Silent Talk", per avere successo, richiede ben altri progressi: prima di tutto, bisogna trovare il modo di estrarre parole e concetti da un elettroencefalogramma. Poi bisogna capire se tra i segnali neurali di individui differenti esistano pattern comuni o generalizzabili. Infine, c'è da costruire un sistema in grado di decodificare questi segnali e trasmetterli a breve distanza. In prospettiva, il sistema immaginato dal Darpa potrebbe servire anche al contrario, cioè per intercettare i pensieri del nemico direttamente alla fonte.
Nata nel 1958, la Darpa ha la missione di sviluppare tecnologie futuristiche di applicazione militare, spesso destinate ad avere effetti dirompenti in ambito civile: i ricercatori del Pentagono furono i primi a occuparesi del programma spaziale statunitense, poi affidato alla Nasa. Nel 1969 crearono Arpanet, un sistema di comunicazione tra computer che sarà il primo nucleo di internet.
17 maggio 2009 Repubblica
Riesi come Canneto di Caronia? Forse. Almeno sul fronte delle spiegazioni scientifiche. Nessuno, infatti, è riuscito ancora a trovare e provare la causa di un fenomeno che spinge studiosi e curiosi in via Mazzini. Perché il pavimento a pian terreno di quella palazzina a due piani ha raggiunto i cento gradi? E soprattutto, perché continua a mantenere una temperatura che si aggira intorno ai sessanta gradi? Enel, tecnici, geologi, vulcanologi e protezione civile non hanno ancora trovato una soluzione al mistero di Riesi.
Un mistero che col tempo si colora di ricordi e di fatti non molto distanti nella memoria collettiva. Basta cercare con attenzione su Internet per accorgersi che questa cittadina, in provincia di Caltanissetta, era già balzata in passato agli onori della cronaca. Per due anni di fila, infatti, avrebbero fatto la loro comparsa a Riesi i cerchi nel grano. Su questo fenomeno c’è un’ampia letteratura e diverse spiegazioni. Secondo una delle ipotesi questi cerchi sarebbero creati da presunti dischi volanti atterrati sui campi, appiattendo le messi in un cerchio ben definito. Altri invece affermano che i cerchi sarebbe frutto di un intervento umano. Su Wikipedia si legge anche di un “satellite artificiale in orbita attorno alla Terra stia usando un qualche tipo di emissione energetica (ad esempio un raggio di microonde o Maser) per creare i disegni. […] Gli assertori di questa teoria ipotizzano che il programma "Star Wars" del Pentagono possa aver sviluppato un satellite in grado di inviare tale tipo di raggi a microonde”.
Riesi per il momento resta comunque come Canneto di Caronia. Nella frazione in provincia di Messina di certo c’è soltanto una banca dati con 350 eventi: avvistamenti, rilievi di campi magnetici, bolle marine dal diametro di un chilometro, distese di melanzane colore arcobaleno, fino ad alcune foto con oggetti circolari sospesi sull'isola di Vulcano. A Riesi soltanto il calore ed un ricordo non troppo sbiadito dei cerchi nel grano.
Il Giornale 2009-04-27 pagina 20
Il serbo-americano Nikola Tesla (1856-1943) fu fisico, ingegnere meccanico e tecnico elettrotecnico. Contribuì con i suoi studi a enormi progressi nei campi dell'automatismo, della balistica, dell'informatica, della fisica nucleare e della fisica teorica e a lui sono attribuite le idee base di molte invenzioni rivoluzionarie, tanto che qualcuno lo definì «l’uomo che ha inventato il Ventesimo secolo». Durante gli ultimi anni della sua vita, Tesla fu considerato uno «scienziato pazzo» perché prese a pensare troppo agli alieni: inventò persino una radio specifica - il teslascopio - per comunicare con forme di vita extraterrestre di altri pianeti.
Roma, 15 apr. (Apcom-Nuova energia) - I dettagli dell'operazione sono illustrati sullo stesso blog dal CEO di Solaren, Gary Spirnak, che ha anche annunciato un progetto esecutivo per la prossima estate. I primi progetti dettagliati su questo modello di cattura dell'energia solare sono stati sviluppati in particolare dalla Nasa negli anni dal 1970 al 1990.
Il vantaggio è teoricamente legato al fatto che nello spazio l'efficienza unitaria dei pannelli fotovoltaici è maggiore che sulla Terra, la radiazione solare non subisce alterazioni legate alle variazioni meteorologiche e stagionali, e non ci sono limiti di "spazio" per la dimensione degli impianti. Ovviamente "qualche" problema presentano gli aspetti tecnologici e, soprattutto, economici. Legati non solo al trasporto e all'assemblaggio di gigantesche distese di pannelli solari in orbita, ma anche alla trasmissione dell'energia prodotta.
Quest'ultima dovrebbe avvenire trasformando nello spazio l'elettricità in onde radio, da indirizzare in una apposita stazione ricevente sulla Terra (situata a Fresno, in California), ove i fasci di microonde dovrebbero poi essere nuovamente trasformati in energia elettrica per essere immessa nella rete di PG&E.
PG&E e Solaren Corp (che ha una rilevante esperienza nell'industria aerospaziale) si dichiarano tuttavia ottimisti, e in grado di concretizzare a costi accettabili la prima generazione elettrica nello spazio a partire dal 2016.



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